Logo
U
L’accordo UE-Mercosur è in vigore. Cosa cambia per chi esporta

La rubrica a cura di TEM PLUS per capire da vicino il mondo delle esportazioni, i trend, i paesi che presentano le migliori opportunità e come si possono cogliere

Dal 1° maggio 2026 l’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur è in vigore. Dopo venticinque anni di negoziati, di stop e riprese, di resistenze politiche e lobby, l’accordo è reale: dal 1° maggio i dazi hanno iniziato a scendere. Non è ancora la fine della storia: il Parlamento europeo ha chiesto un parere alla Corte di Giustizia sulla compatibilità dell’accordo con i trattati europei e la ratifica definitiva da parte di tutti gli Stati membri richiederà tempo. Tuttavia, per le aziende che esportano o che stanno valutando di farlo, le condizioni di accesso ad una porzione importante di Sudamerica – il Mercosur è rappresentato da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay – sono cambiate.

Venticinque anni di negoziati

I negoziati tra UE e Mercosur sono iniziati nel 1999 e sono proseguiti a singhiozzo, con la Francia agricola come principale freno da una parte e le resistenze protezionistiche del Brasile dall’altra. L’accordo di principio era arrivato nel 2019, tuttavia era rimasto solo sulla carta. La svolta è arrivata nel dicembre 2024, quando i negoziati si sono chiusi. Il 17 gennaio 2026, ad Asunción in Paraguay, UE e Mercosur hanno firmato i due strumenti giuridici che formalizzano l’intesa: l’Accordo di partenariato (EMPA) e l’Accordo interinale sugli scambi (iTA). Il secondo è quello che riguarda direttamente i dazi e le indicazioni geografiche ed è quello entrato in applicazione il 1° maggio.

Vuoi approfondire questo argomento e confrontarti con un esperto del settore?

Un mercato da 270 milioni di persone

Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay rappresentano un’area popolata da 270 milioni di persone, economie con ceti medi in crescita e una domanda reale di prodotti europei di qualità. Bisogna però essere consapevoli che non si tratta di un blocco omogeneo: ogni Paese ha dinamiche, tempi, infrastrutture distributive e, soprattutto, cultura propri.

Il Brasile è il mercato più grande, ha un PIL da oltre 2 trilioni di dollari, una classe media in espansione, un B2B attivo nei settori meccanica, food processing e arredo. La burocrazia doganale è tra le più articolate al mondo e i tempi di pagamento sono più lunghi rispetto agli standard europei. 

L’Argentina ha un PIL pro capite tra i più alti dell’area ma una volatilità economica strutturale che richiede attenzione nella gestione del rischio di credito. Il quadro sta cambiando grazie alle riforme in corso ma la stabilità non è ancora consolidata. 

L’Uruguay è il mercato più prevedibile, con dimensioni contenute e un ambiente legale e commerciale tra i più affidabili del continente. 

Il Paraguay ha dinamiche proprie, spesso intrecciate con gli altri Paesi dell’area, e si pone come hub distributivo ma anche produttivo.

L’export italiano nell’area vale 7,6 miliardi di dollari (ottobre 2024–ottobre 2025), ed è in crescita. L’Italia è il secondo esportatore europeo nel Mercosur, con una quota del 13,8% sulle vendite UE. 

I settori italiani che guadagnano di più

Con l’entrata in vigore dell’accordo, gli esportatori europei risparmieranno complessivamente oltre 4 miliardi di euro di dazi all’anno. La riduzione sarà progressiva, differenziata per categoria merceologica, con tempistiche che variano da settore a settore. Alcune riduzioni sono scattate il 1° maggio, altre seguiranno nell’arco di 10 o 15 anni: è opportuno che ogni azienda verifichi le tempistiche specifiche per il proprio settore.

Detto questo, i comparti italiani più favoriti sono abbastanza chiari: 

  • la meccanica industriale rappresenta il 31,8% delle esportazioni italiane verso il Mercosur e i dazi su macchine utensili, impianti per il food processing e automazione industriale arrivavano fino al 35%. La loro eliminazione cambia la struttura di costo in modo sostanziale, aprendo opportunità fino ad oggi difficili da cogliere; 
  • anche l’automotive e la componentistica beneficiano di riduzioni importanti su ricambi e forniture per l’assemblaggio locale; 
  • la chimica e la farmaceutica guadagnano un più facile accesso ad ingredienti e prodotti intermedi; 
  • c’è poi il mondo della moda, dell’arredo, della gioielleria e dell’occhialeria. Settori dove le PMI italiane sono già presenti in modo rilevante, con esportazioni complessive di circa 1 miliardo, pari al 17,1% dell’export UE.

Vuoi approfondire questo argomento e confrontarti con un esperto del settore?

57 indicazioni geografiche: una protezione concreta per il Made in Italy

C’è un risultato dell’accordo che passa spesso in secondo piano rispetto ai titoli sui dazi ma che per alcune categorie di aziende vale forse di più. L’accordo protegge 57 indicazioni geografiche italiane nel territorio Mercosur, parte delle 344 europee complessivamente tutelate. Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, Grana Padano, Prosecco, Chianti, Mozzarella di Bufala Campana, Pecorino Romano sono alcuni dei “brand” che non potranno più essere imitati nei Paesi Mercosur senza incorrere in sanzioni legali. La ricaduta è anche e soprattutto commerciale: una protezione giuridica sulle denominazioni d’origine rafforza la capacità di mantenere il posizionamento di prezzo e la riconoscibilità del brand rispetto ai prodotti locali. 

L’ombra della Corte di giustizia: cosa cambia per la ratifica definitiva

Prima che l’accordo entrasse in vigore, il Parlamento europeo aveva votato — con 334 voti a favore, 324 contrari e 11 astenuti — per richiedere un parere della Corte di Giustizia dell’UE sulla compatibilità dell’accordo con i trattati europei. Le preoccupazioni principali riguardano le misure sanitarie e fitosanitarie, il rispetto del principio di precauzione e i possibili effetti sugli standard di sicurezza alimentare.

Questo non ha bloccato l’applicazione provvisoria del 1° maggio, tuttavia rallenterà la ratifica definitiva da parte di tutti gli Stati membri. Il parere della Corte richiederà probabilmente 18–24 mesi e fino ad allora il processo resterà in sospeso. Per chi esporta la sostanza è questa: le riduzioni tariffarie sono partite nonostante l’incertezza giuridica. Vale la pena cogliere le opportunità senza attendere che tutto sia risolto.

Come costruire una strategia di accesso realistica

Il Mercosur non è un mercato facile. I costi logistici sono rilevanti, le normative doganali, soprattutto in Brasile, sono articolate e cambiano con una certa frequenza. Chi si avvicina a questi mercati come se fossero un prolungamento di quello europeo, generalmente si brucia.

I quattro elementi chiave per entrare nel mercato Mercosur

Il primo elemento che fa la differenza è un’analisi di mercato capillare. Sapere che il Brasile cresce non basta. Serve capire se il tuo prodotto ha una domanda specifica, in quale fascia di prezzo è posizionabile, chi sono i competitor diretti e attraverso quali canali si promuovono. Sono informazioni fondamentali prima di investire e possono cambiare radicalmente le decisioni operative.

Il secondo elemento consiste nell’avere un partner locale competente. Un manager o partner che conosca la filiera, i regolamenti specifici del Paese (es. la normativa doganale) e le dinamiche di distribuzione.

Il terzo elemento, spesso trascurato, è la protezione della proprietà intellettuale. L’accordo tutela le indicazioni geografiche, ma il tuo marchio? Registrarlo nei Paesi target prima di entrare è un passo che, se si salta nella fretta di aprire il mercato, è difficile recuperare a posteriori. I costi di una registrazione preventiva sono incomparabili rispetto a quelli di una controversia legale.

Infine è sempre raccomandato un piano finanziario, come parte di un più ampio business plan, che consideri i tempi reali. I primi ordini, infatti, raramente arrivano nei primi mesi; le relazioni commerciali in America Latina si costruiscono con più lentezza rispetto all’Europa, avere una finanza strutturata aiuta a sostenere il percorso iniziale senza il rischio di dover abbandonare a metà strada.

I finanziamenti SIMEST dedicati all’America Latina
Ci sono contributi pubblici a supporto di quelle aziende che intendono entrare nell’area. SIMEST – società a partecipazione pubblica, parte del gruppo Cassa Depositi e Prestiti – ha dedicato all’America Latina una riserva di 200 milioni di euro, per finanziare progetti delle imprese italiane nell’area come investimenti diretti, attività di advisory/consulenza strategica per ingresso sul mercato, spese di viaggio e soggiorno per lo sviluppo di partnership commerciali locali. Le condizioni sono agevolate: tasso dello 0,319%, durata fino a 6 anni, contributo a fondo perduto fino al 10%.

L’accordo UE-Mercosur è in vigore. L’Italia parte da una posizione già solida (seconda esportatrice europea nell’area) con settori competitivi e 57 indicazioni geografiche tutelate. Il potenziale stimato di export aggiuntivo entro il 2030 si avvicina ai 10 miliardi di euro. Restano le complessità: la ratifica definitiva attende il parere della Corte di giustizia, le dinamiche locali richiedono attenzione e il Mercosur non è un mercato che agisce con gli stessi meccanismi dell’Europa.  L’opportunità tuttavia è grande e le aziende che costruiranno una strategia adesso avranno un vantaggio reale su chi aspetterà.

Vuoi approfondire questo argomento e confrontarti con un esperto del settore?

Potrebbe interessarti anche

Il design oltre l’algoritmo

Ceppi: «Non dobbiamo cercare l’optimum, ma la diversità. L’AI è un’occasione per guardare in modo più olistico la realtà, non per risolvere tutti i problemi» Architetto e...

Il controllo della vibrazione

La missione di DIGISYSTEM è rendere semplice il controllo della vibrazione nelle basi vibranti elettromagnetiche. Da quasi 50 anni progettiamo e realizziamo azionamenti,...