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Trasformare i dati in margine con Maxfone
Autore: Maxfone
9 Aprile, 2026

Quello che le aziende non stanno vedendo (e stanno pagando)

C’è un momento, nella vita di molte imprese, in cui la trasformazione digitale smette di essere uno slogan e diventa una necessità concreta. Non ha più a che fare con piani strategici o visioni a lungo termine, ma con qualcosa di molto più immediato: il conto economico.

È da qui che parte la riflessione di Paolo Errico, imprenditore da sempre e fondatore di Maxfone. Una storia che affonda le radici nel mondo delle telecomunicazioni e che, già oltre dieci anni fa, aveva intuito dove si stava spostando il vero valore.

«Quando siamo ripartiti nel 2010», racconta, «abbiamo portato con noi un gruppo di persone con cui avevamo già lavorato. Dopo qualche anno abbiamo capito che il mercato dei dati sarebbe diventato centrale. All’epoca sembrava quasi una scommessa, oggi è evidente che era la direzione giusta».

Quella che all’inizio poteva sembrare una visione, nel tempo si è trasformata in un posizionamento molto preciso. Maxfone si definisce infatti un data provider indipendente, ma non è una formula di marketing. È un modo di stare sul mercato.

Indipendenza = fiducia (e decisioni migliori)

«Indipendenza significa costruire i propri dataset e lavorare senza condizionamenti», spiega Errico. «Non siamo legati a nessun vendor tecnologico e questo ci permette di essere neutrali. Per i clienti è un elemento fondamentale, perché sanno che le nostre analisi non sono influenzate da logiche esterne».

Un approccio che si riflette anche nella gestione del dato: «Il tema della qualità e dell’integrità del dato per noi è sempre stato centrale, ancora prima che diventasse un obbligo normativo». Ma al di là delle definizioni, è entrando nelle aziende che il valore di questo approccio emerge con chiarezza. Perché, come sottolinea Errico, il punto non è la tecnologia in sé.

«Gli imprenditori oggi hanno problemi molto concreti. Energia, costi, margini. Alla fine la domanda è sempre la stessa: come migliorare l’EBITDA. E la risposta, nella maggior parte dei casi, è dentro la fabbrica». È qui che il lavoro sui dati diventa uno strumento operativo. Non teoria, ma pratica quotidiana.

Dove si nasconde il margine (e perché non lo vedete)

«Nel momento in cui inizi a raccogliere e correlare i dati, emergono inefficienze che prima erano invisibili», racconta. «E spesso non servono tecnologie avanzatissime per vederle. Bastano statistica e buon senso, ma applicati in modo sistematico».

Gli esempi sono tutt’altro che rari. «Capita spesso di trovare consumi energetici anomali nelle ore notturne, con la fabbrica ferma. Parliamo anche di centinaia di migliaia di euro l’anno. Oppure aziende che producono energia con il fotovoltaico nel weekend e la disperdono, quando potrebbero utilizzarla per ottimizzare i processi o accumularla, ad esempio producendo aria compressa da utilizzare il lunedì».

Sono interventi che, presi singolarmente, possono sembrare marginali. Ma sommati fanno la differenza. «Aggiungi 50.000 euro da una parte, 100.000 dall’altra, e scopri che hai margini importanti che non stavi intercettando». Il punto, però, è arrivarci. Ed è qui che molte aziende si fermano.

«Oggi si parla moltissimo di intelligenza artificiale», osserva Errico, «ma spesso si dimentica che l’AI è l’ultimo passo di un percorso. Prima ci sono i dati. E tante aziende non sanno nemmeno dove sono». Per questo l’approccio di Maxfone è progressivo. Si parte dalla raccolta e integrazione dei dati, si passa attraverso l’analisi, e solo dopo si introducono modelli più avanzati.

«La nostra piattaforma è costruita a strati», spiega. «Prima organizziamo i dati, poi facciamo analisi statistica, poi machine learning. E solo quando ha senso arriviamo a sistemi più evoluti».

IDA, il centro di controllo avanzato

Il risultato è uno strumento che non si limita a descrivere, ma supporta le decisioni. «La nostra applicazione, IDA, è un recommendation system. Aiuta l’imprenditore a capire cosa fare, anche se non ha competenze specifiche sui dati».

Ed è qui che la trasformazione diventa tangibile. Non più report da interpretare, ma indicazioni operative: quando produrre, come ottimizzare i consumi, quando intervenire su una macchina prima che si fermi. «Il valore dei dati è tutto lì», sintetizza Errico. «Nel momento in cui ti permettono di agire».

Questo approccio trova terreno particolarmente fertile nelle PMI, che rappresentano il cuore del tessuto industriale italiano. «È un mercato enorme», sottolinea, «e con un bisogno molto concreto di fare questo salto». Ma non riguarda solo le realtà più piccole. «Anche le grandi aziende hanno spesso dati disaggregati o non utilizzati. La complessità è diversa, ma il problema è lo stesso».

Velocità di esecuzione: dai dati ai risultati in una settimana

A fare la differenza, in molti casi, è anche la rapidità. «Noi riusciamo a implementare soluzioni in tempi molto rapidi, anche nell’arco di una settimana», racconta Errico. «Questo cambia completamente la percezione dell’investimento, perché il cliente vede subito un risultato».

E forse è proprio questo il punto che rende il messaggio di Errico particolarmente efficace: la capacità di riportare tutto a una dimensione concreta, lontana dalle mode e vicina ai numeri.

«Si può parlare di tecnologia, di sostenibilità, di innovazione», conclude, «ma alla fine quello che conta è semplice: migliorare il conto economico. E oggi le leve per farlo sono già dentro le aziende. Bisogna solo renderle visibili».Vuoi scoprire come ottimizzare i tuoi processi produttivi?

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