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Trasformare l’invecchiamento della popolazione in risorsa
7 Aprile, 2026

Longevity+, la community promossa da The European House — Ambrosetti Group, con il supporto di AXA Italia e con il coinvolgimento di istituzioni, aziende ed esperti

L’Italia è tra i Paesi più longevi al mondo: nel 2050 oltre un terzo della popolazione avrà più di 65 anni. Una popolazione in rapidissimo invecchiamento. Questo stato delle cose, oltre a rappresentare un problema da esplorare a fondo e anche senza troppo indugio, può tradursi in un motore di innovazione, competitività e crescita? La domanda non è banale ed è al centro delle attività di Longevity+, la community promossa da The European House — Ambrosetti Group, con il supporto di AXA Italia e con il coinvolgimento di istituzioni, aziende, e esperti. Un’iniziativa ambiziosa, nata da alcuni mesi, con l’obiettivo di trasformare la longevità da sfida demografica a leva strategica, in chiave di rilancio del Sistema Paese e con la finalità di costruire nuove filiere industriali ed economiche a supporto dell’invecchiamento.

In un’Italia che invecchia rapidamente, dove gli over 65 rappresentano già un quarto della popolazione e arriveranno a superare il 36% entro il 2050 – sono numeri diffusi dalla community –  e in cui, pur vivendo più a lungo, non sempre si vive meglio, serve una visione completamente nuova della longevità. Infatti, nel nostro paese a 55 anni, più della metà degli italiani convive già con almeno una patologia cronica. Dopo i 65 anni, questa percentuale sale a quasi il 90%. Eppure, dal dopoguerra ad oggi, l’aspettativa di vita è aumentata di ben 18 anni, in media, un anno in più ogni quattro. Un progresso straordinario che impone una riflessione profonda su come garantire qualità della vita a tutte le età. 

La longevità non è solo una questione sanitaria, ma anche economica. La spesa in consumi degli over 50 è destinata a diventare sempre più centrale per tutti i settori dell’economia italiana. Tra il 2020 e il 2050, la loro quota di spesa crescerà di oltre cinque punti percentuali. Adesso è il momento di andare oltre i numeri e le analisi e procedere a immaginare e progettare nuovi modelli di welfare ed innovazione, servizi capaci di rispondere alle reali esigenze di una società che sta cambiando. Come si passa dalla teoria alla pratica è il compito che si è assegnata la community Longevity +. Abbiamo chiesto a  Corrado Panzeri,  Responsabile InnoTech Hub di TEHA Group, di raccontare il lavoro che si vuole portare avanti. 

La longevità è una sfida contemporanea. È più un problema o un’opportunità?

L’invecchiamento e quindi la longevità si portano naturalmente dietro degli elementi di fragilità, perché più la popolazione è anziana, più ha bisogno di cure e questo mette sotto pressione tutto il sistema, sia sanitario che di welfare. Inoltre se la popolazione è più anziana ci sono in proporzione meno persone che lavorano e quindi un numero minore di persone che alimentano il sistema che deve poi supportare e accudire le persone più anziane. Altro aspetto: se una popolazione è proporzionalmente più anziana evidentemente rischia di mancare quella spinta che arriva dai più giovani. Partendo da queste consapevolezze, che rappresentano aspetti critici, ci siamo chiesti come possiamo provare a trasformare questo processo in un’opportunità e in particolare in un’opportunità specifica per il nostro Paese.  La missione che ci siamo dati è quella di attivare una riflessione per fare del nostro Paese il  leader nella ricerca di soluzioni alle criticità che la longevità comporta. 

Quale può essere il contributo del nostro Paese?

Per sviluppare una leadership e quindi essere un modello di riferimento, dobbiamo prendere in considerazione ciò che abbiamo di specifico. Il primo dato di partenza è proprio il fatto che siamo il paese in Europa dove c’è la più grande speranza di vita insieme alla Svezia, e siamo stabilmente nei primi 5-10 paesi al mondo per l’aspettativa di vita. Questo aspetto è in sé un valore. Perché se si vive di più, vuole dire che esistono migliori condizioni di contesto sociale, economico e sanitario. Abbiamo infatti degli elementi che non dobbiamo disconoscere. Penso per esempio al nostro sistema sanitario, che, nonostante sia spesso criticato, è riconosciuto come uno dei migliori a livello internazionale. Abbiamo anche una dotazione di risorse economiche, in particolare nelle fasce più anziane della popolazione. Anche questo tema non è da sottostimare nel momento in cui questa fascia può diventare destinataria di prodotti e servizi specifici. C’è anche un dato sociale di contesto, di stile di vita, di qualità della nostra alimentazione. Non dimentichiamoci il settore della ricerca, decisamente avanzato. Quindi non stiamo parlando “solo” di anziani. Abbiamo una serie di elementi su cui evidentemente possiamo costruire un modello per gestire questa situazione.

La community Longevity + : come è nata l’idea, a che cosa serve, quali sono gli obiettivi che si pone? 

Innanzitutto il meccanismo della community è quello per il quale attorno a un’idea portante, in questo caso il tema della longevità, una serie di interlocutori qualificati si trovano e discutono. Ci sono le istituzioni, che sono interessate a confrontarsi con noi su questo tema, ci sono le aziende, che in modo proattivo vogliono contribuire allo sviluppo di un pensiero, c’è il mondo della ricerca che spesso viene forzosamente tenuto separato dal mondo delle imprese, ma che in realtà quando è messo a contatto con le imprese dà il meglio di sé. C’è il mondo della finanza che ha tra le sue necessità quello di trovare degli impieghi utili. Stiamo cercando di dare una lettura orizzontale della longevità, quindi non la vogliamo trattare solo da un punto di vista, come può essere il welfare. Siamo consapevoli che longevità vuol dire tante cose, pensiamo alla casa, ai trasporti, ai servizi. Dobbiamo avere una visione complessiva e le community servono a questo: mettere attorno al tavolo attori diversi che cercano di dialogare su tanti aspetti diversi. 

A che punto siamo di questo dialogo tra interlocutori diversi, nell’ottica di trattare l’argomento nella maniera più ampia possibile? 

Il primo risultato ottenuto velocemente è stata la legittimazione del tema. Il secondo aspetto è il dialogo tra soggetti che operano in contesti molto diversi, dal quale è emerso fin da subito che bisognerà mescolare tante azioni: dalla finanza pubblica alla finanza privata, dal capitale umano alla tecnologia. Non c’è una risoluzione facile o immediata al tema della longevità. 

Ci sono già delle azioni che sono state individuate, da promuovere? 

A livello di risultati specifici e indicazioni di policy la fase è ancora prematura. Abbiamo avuto il piacere di ospitare l’onorevole Elena Bonetti, che presiede la commissione parlamentare sulle sfide demografiche e questo ascolto evidentemente per noi è molto prezioso. Avere un’interlocuzione parlamentare per la community è un elemento di grande valore. Abbiamo iniziato a toccare determinati argomenti, penso per esempio alle tecnologie per la longevità, a come facilitarne l’accettazione da parte della popolazione più anziana, a come sostenerle dal punto di vista finanziario. Sono tutti temi che andremo a sviluppare nelle prossime riunioni, con l’idea di formulare poi dei suggerimenti, delle raccomandazioni e se è possibile anche generare dei progetti tra i soggetti che sono seduti attorno al tavolo.

Un tema cardine è proprio quello delle tecnologie utili per una popolazione che invecchia. Può farmi qualche esempio per spiegare di cosa stiamo parlando? 

Ovviamente le tecnologie sono molto varie, proprio perché la longevità si manifesta in tutti gli aspetti della nostra vita. Crediamo che l’Italia sia più forte e possa esprimersi meglio in tutte le tecnologie collegate alla robotica, in particolare nell’ambito della robotica assistenziale, in cui sta cercando di conquistare una posizione preminente. Un altro ambito sono le tecnologie legate alla domotica, in cui il nostro paese vanta una certa tradizione. Altro settore da non sottovalutare è quello delle tecnologie wearable, quindi tutti i dispositivi indossabili. Non possiamo dimenticare che siamo negli anni dell’intelligenza artificiale, con strumenti che possono essere molto potenti nell’assistenza alle persone che hanno elementi di fragilità. Abbiamo start up che hanno sviluppato per esempio delle piattaforme per la riabilitazione a distanza. La tecnologia è fondamentale per erogare i servizi a una popolazione che invecchia e che ha meno persone attive, che possano fare assistenza a chi non è più autonomo.

Il tema del welfare come si può affrontare in una società che invecchia rapidamente?

Il welfare sarà uno dei temi che toccheremo maggiormente nel 2026. Quello che noi abbiamo iniziato ad esplorare nelle prime riunioni della community è il problema del supporto che può arrivare da altre forme di integrazione o complementari, tra l’altro per permettere migliori condizioni di vita. Il welfare poi deve essere legato alla sua sostenibilità.

C’è sensibilità verso il tema della longevità?

Sì e in crescita. In questi ultimi due o tre anni c’è stato un grande aumento dell’attenzione. Anche da parte delle imprese c’è proprio una volontà di affrontare l’argomento in una dimensione strategico-strutturale. Non c’è nessuno, tra i tanti interlocutori incontrati e ascoltati in questi mesi, dall’alimentare alle assicurazioni, dagli ospedali all’istruzione, che non si stia ponendo il tema della longevità. In quest’ultimo campo, siamo nel pieno dello sviluppo di iniziative e progetti per una formazione che accompagni le persone per tutto l’arco della vita, per sostenerle dal punto di vista cognitivo, anche nel post-vita lavorativa. Sul tema abbiamo promosso una ricerca sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel mondo della formazione e la sollecitazione che abbiamo raccolto è di pensare alla formazione come a uno strumento per accompagnare le persone in ogni fase, sul lavoro nella necessità di continuare di ri- formarsi lungo tutto il corso della vita professionale e una volta conclusa la vita lavorativa. 

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