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Intervista a Stefania Barzanti
13 Gennaio, 2026

Rendere semplice il controllo della vibrazione, unendo competenza tecnica, attenzione alle persone e radicamento nel territorio.

Digisystem è un’azienda familiare, giusto? 

Sì. Digisystem è stata fondata nel 1979 da mio padre, Franco Barzanti, progettista elettronico allora in Silectron. Quando decise di mettersi in proprio, trovò il sostegno di Renato Taino, fondatore di Silectron e IMA, che credette nella sua iniziativa imprenditoriale. Non a caso, IMA e Silectron furono tra i primi clienti di Digisystem. 

All’inizio Digisystem era una realtà artigiana in senso letterale: i miei genitori progettavano e assemblavano schede elettroniche in una stanza del nostro appartamento. Erano destinate a governare diverse funzioni delle macchine automatiche per il packaging, l’alimentare e il farmaceutico. I miei ricordi di quegli anni sono quelli di una casa in cui il lavoro e la vita familiare convivevano naturalmente. Qualche mese fa ho ritrovato un mio diario di quando avevo undici anni: in una pagina avevo scritto con orgoglio “oggi ho montato una scheda tutta io”. Erano altri tempi, oggi non sarebbe più possibile. 

Stefania Barzanti

Oggi Digisystem è una realtà industriale altamente specializzata. Come è avvenuta questa trasformazione? 

Il cambiamento ha avuto una doppia spinta: di prodotto e organizzativa. 
Dal punto di vista tecnologico, uno snodo fondamentale è stato lo sviluppo, a metà anni ’80, di un azionamento per basi vibranti basato su tecnologia inverter: una soluzione allora innovativa, capace di ottimizzare le prestazioni meccaniche riducendo i consumi energetici. Negli anni successivi gli azionamenti per basi vibranti sono diventati il nostro prodotto di riferimento. 
Sul piano organizzativo, nel 1986 l’azienda si è trasferita nella sede attuale, con spazi dedicati a produzione, magazzino e progettazione, e sono entrati i primi dipendenti. Negli anni ’90 Digisystem si è strutturata come realtà industriale, mantenendo però la cura per il dettaglio tipica dell’artigianalità. 

Il tuo percorso professionale, però, per molti anni si è sviluppato fuori dall’azienda. 

Sì. Durante l’università ho collaborato part-time con Digisystem, occupandomi anche dell’introduzione del sistema gestionale e della codifica componenti ancora oggi in uso. Dopo la laurea ho scelto di fare esperienza in una grande multinazionale del packaging, dove sono rimasta per trent’anni. 
Nel 2020 ho frequentato un Executive MBA alla Bologna Business School: è stato il momento in cui ho sentito il bisogno di riportare in azienda quanto avevo imparato. Dal 2024 io e mia sorella facciamo parte del CdA e io sono attivamente coinvolta nella crescita di Digisystem. 

E i risultati vi stanno dando ragione. 

Sì, siamo soddisfatti. Nel 2024 le vendite hanno registrato un +23% rispetto alla media dei due anni precedenti, e nel 2025 abbiamo consolidato ulteriormente la crescita con un incremento di circa l’8% sul 2024. Un risultato particolarmente significativo se si considera che, nello stesso periodo, abbiamo affrontato una fase di forte complessità organizzativa. 

A cosa ti riferisci? 

Alla perdita improvvisa del nostro capo officina, una figura storica che lavorava con noi da trent’anni. È stato un momento difficile, umano e professionale. La nostra priorità è stata garantire continuità ai clienti: abbiamo lavorato come squadra, redistribuendo responsabilità e facendo leva sulle competenze interne. In questo contesto Monia Bellini, responsabile del montaggio, ha avuto un ruolo fondamentale. 

Superata la fase più critica, abbiamo colto l’occasione per riorganizzare l’azienda, inserendo nuove competenze e rafforzando sia l’area produttiva sia quella progettuale. Oggi guardiamo al futuro con maggiore consapevolezza e determinazione. 

Nel mercato degli azionamenti per basi vibranti elettromagnetiche operano anche grandi player. Cosa distingue Digisystem? 

Il nostro obiettivo è rendere semplice il controllo della vibrazione per i nostri clienti.

Per farlo li affianchiamo in ogni fase chiave: nella scelta dell’azionamento più adatto all’applicazione, nell’ottimizzazione dei parametri di lavoro per massimizzare le prestazioni e ridurre i consumi, e nella gestione di un approvvigionamento flessibile e affidabile. Questo approccio nasce da una competenza applicativa costruita in oltre quarant’anni di lavoro sul campo. 

Oggi tra i nostri clienti ci sono molte delle principali aziende della Packaging Valley emiliano-romagnola, oltre a grandi gruppi italiani ed europei. Collaboriamo anche con diversi produttori di basi vibranti, spesso molto competenti dal punto di vista meccanico: l’integrazione con il nostro know-how elettronico consente di offrire al cliente finale una soluzione completa e particolarmente apprezzata. 

Dal punto di vista tecnico, quanto è importante scegliere l’azionamento giusto? 

È fondamentale. Una prima distinzione è tra azionamenti a frequenza fissa e a frequenza variabile. I primi consentono di regolare l’ampiezza della vibrazione, mentre i secondi permettono di controllare sia ampiezza sia frequenza. 

Gli azionamenti a frequenza variabile, basati su tecnologia inverter, offrono diversi vantaggi: risparmi energetici superiori al 50%, prestazioni ottimizzate anche in condizioni variabili e la possibilità di utilizzare lo stesso dispositivo in tutto il mondo senza interventi meccanici sulla base vibrante. In applicazioni più semplici e stabili, invece, un azionamento a frequenza fissa può rappresentare una soluzione efficace ed economicamente vantaggiosa. 

Che ruolo hanno i parametri di lavoro nelle prestazioni complessive? 

Per questo è essenziale utilizzare un azionamento progettato per controllare in modo preciso e affidabile i parametri di lavoro, valorizzando al massimo la meccanica della base vibrante. 

Un ruolo centrale. Le basi vibranti elettromagnetiche sono sistemi estremamente versatili, utilizzati per trasportare, orientare e singolarizzare componenti all’interno di impianti complessi. Le loro prestazioni influenzano in modo diretto l’efficienza dell’intero sistema. 

Parli spesso di flessibilità e reattività: cosa significano concretamente? 

Significano, prima di tutto, controllo diretto del processo. In Digisystem tutte le fasi produttive sono interne – dal montaggio al collaudo finale – e questo ci consente tempi di consegna medi di 2–3 settimane per tutti i prodotti in produzione. 

Ma flessibilità significa anche capacità di adattarsi a contesti complessi. Durante le recenti tensioni sulla supply chain globale, ad esempio, siamo riusciti a mantenere tempi di consegna pressoché invariati, mentre molti concorrenti registravano lead time di diversi mesi. 

Che ruolo ha il territorio nella vostra identità? 

Un ruolo fondamentale. Siamo nati e cresciuti nella Packaging Valley, un distretto con una profonda cultura meccanica e tecnica. Questo patrimonio fa parte del nostro DNA e si riflette nella competenza che mettiamo a disposizione dei clienti. Anche nella scelta dei fornitori, laddove possibile, privilegiamo realtà locali, con benefici anche in termini di sostenibilità logistica. 

Oggi la sostenibilità è un tema centrale per tutte le imprese. Qual è l’approccio di Digisystem?

Per noi non si tratta di uno slogan, ma di un criterio che guida cosa facciamo e come lo facciamo. In azienda adottiamo una gestione attenta dei materiali e dei rifiuti, privilegiando il recupero e il riutilizzo. Circa il 40% dei nostri imballi, ad esempio, è costituito da materiale riutilizzato.  
Ma soprattutto, da sempre, la riparabilità è per noi un requisito di progettazione: poter sostituire un componente usurato significa allungare la vita utile dell’azionamento e ridurre i rifiuti RAEE.  

La sostenibilità è un valore che guida il nostro modo di fare impresa e dovremmo imparare a comunicarlo meglio. 

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