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Passaggio generazionale e governance nelle PMI

Dalla leadership alla continuità d’impresa: come evolve la consulenza per gestire crescita, equilibrio in mercati turbolenti

Per anni la consulenza direzionale è stata letta soprattutto come supporto specialistico: sviluppo commerciale, organizzazione, performance. Oggi, secondo Leonardo Rizzotto, Managing Director di Alto Profilo Consulting, questa definizione non basta più.

È una definizione provocatoria, ma descrive bene come si stia evolvendo il ruolo consulenziale: da intervento verticale a presidio trasversale dell’equilibrio aziendale. 

Dall’affiancamento operativo alla governance evolutiva

Il percorso di Alto Profilo nasce da una lunga esperienza manageriale maturata in multinazionali e gruppi internazionali e si sviluppa intorno a un modello di affiancamento progressivo alle imprese. Un approccio che negli anni si è ampliato: dallo sviluppo commerciale alla costruzione di team interdisciplinari, fino all’ingresso nei board e nei processi di governance.

Molte collaborazioni, spiega Rizzotto, nascono per rafforzare aree specifiche – spesso commerciali – e si trasformano progressivamente in percorsi di accompagnamento strategico di medio-lunga durata.

«Oggi il nostro ruolo è spesso quello di garanti dell’equilibrio aziendale. Significa presidiare performance, supportare i passaggi generazionali, costruire leadership e aiutare soci, management e nuove generazioni a prendere decisioni solide. L’approccio contemporaneo è diametralmente opposto allo stile consulenziale dell’organizzazione “usa e getta” largamente diffuso anni fa. La chiave è rendere le persone all’interno delle organizzazioni sempre più abili di fronte a scenari in tumulto, trasferendo modelli trasversali e competenze flessibili che rimangono in azienda, permettendo una gestione in linea con le evoluzioni del mercato».

Un cambio di paradigma particolarmente rilevante per le PMI evolute e per le imprese familiari chiamate a trasformarsi in organizzazioni manageriali.

Passaggio generazionale e costruzione della leadership

Uno dei temi più delicati per il tessuto imprenditoriale italiano è il passaggio generazionale. Consegnare le chiavi dell’azienda ai figli o alla nuova generazione non significa semplicemente cambiare nomi nell’organigramma, ma trasferire leadership, metodo, processi e capacità decisionale.

Ed è qui che spesso emergono le criticità.

Molte imprese crescono grazie all’intuito dell’imprenditore fondatore, ma senza procedure formalizzate, ruoli chiari o sistemi manageriali replicabili. Quando arriva il momento del ricambio, il rischio è rallentare, creare tensioni o rendere fragile la continuità.

Secondo Alto Profilo, il passaggio corretto è quello che accompagna l’azienda familiare verso una struttura manageriale moderna, definendo ruoli e responsabilità, formalizzando processi, introducendo sistemi di controllo, sviluppando leadership nei successori e costruendo un gruppo manageriale capace di proteggere anche l’equilibrio tra soci e famiglia.

Qui la consulenza diventa facilitatore di una transizione: non si tratta di sostituire l’imprenditore o le nuove generazioni, ma di renderli più solidi nelle decisioni.

Instabilità e istantaneità nella governance d’impresa

Secondo Rizzotto, oggi le imprese operano sotto la pressione simultanea di due forze che stanno imponendo nuove abilità manageriali: l’instabilità e l’istantaneità.

L’instabilità non è più una variabile esterna da assorbire, ma una condizione permanente. Mercati geopoliticamente esposti, supply chain vulnerabili, pressioni inflattive e il nuovo approccio al lavoro delle persone rendono la pianificazione molto più complessa.

«Definire il budget oggi non è più un esercizio lineare», osserva. «Può cambiare il mercato di riferimento da un giorno all’altro e questo significa ripensare partner, filiere, canali commerciali e modelli di sviluppo».

Se l’instabilità agisce sugli scenari, l’istantaneità agisce invece sul tempo. Tecnologia, digitalizzazione e intelligenza artificiale hanno compresso i cicli decisionali, rendendo più rapido l’accesso a informazioni, analisi e opportunità.

Ma velocità non coincide automaticamente con qualità decisionale.

Ed è qui il punto cruciale: i due fenomeni si sovrappongono. Le imprese sono chiamate a decidere più velocemente in contesti più incerti.

Un paradosso gestionale che richiede non solo nuovi strumenti, ma un’evoluzione della governance e della consulenza. Non basta ottimizzare processi: occorre aumentare la capacità organizzativa di leggere scenari, distribuire competenze decisionali e costruire strutture meno dipendenti dall’intuizione individuale.

Persone ed equilibrio organizzativo

Uno dei passaggi più interessanti dell’intervista riguarda il rapporto tra governance e persone. Perché, nella visione di Rizzotto, equilibrio aziendale non significa soltanto assetti societari o processi decisionali: significa comprendere che la tenuta di un’organizzazione dipende dalla capacità di valorizzare le persone in modo non standardizzato.

Molti modelli manageriali presuppongono che le persone siano motivate dalle stesse leve e aspirino agli stessi percorsi. L’esperienza, osserva, dimostra il contrario.

Da qui deriva un’idea di leadership fondata sull’ascolto e sulla personalizzazione dei percorsi di crescita. Capire cosa motiva ciascuno, in quali condizioni può esprimersi meglio e quali responsabilità è pronto ad assumere non è un tema accessorio, ma parte della competitività dell’impresa.

Per questo Rizzotto parla di academy interne, momenti di confronto, percorsi formativi costruiti anche sulle richieste delle persone e coinvolgimento dei team nei processi decisionali. Non come iniziative collaterali, ma come strumenti per rafforzare coesione e qualità organizzativa.

Leadership situazionale e management di nuova generazione

Questo approccio si riflette anche in una visione della leadership che rifiuta modelli uniformi.

Con persone junior, spiega Rizzotto, servono vicinanza, orientamento e accompagnamento. Con professionalità mature servono fiducia, delega e capacità di essere di riferimento senza essere invadenti.

È ciò che definisce leadership situazionale, e che considera uno degli elementi decisivi nella costruzione di un management di nuova generazione.

Un tema che si intreccia con multiculturalità, nuovi modelli di lavoro e trasformazioni che stanno ridisegnando il modo stesso di guidare le organizzazioni.

Perché costruire governance, oggi, significa anche creare contesti in cui persone, competenze e decisioni possano integrarsi.

Customer First e sviluppo dei mercati

L’evoluzione consulenziale tocca naturalmente anche il mercato.

L’area commerciale – storicamente centrale per Alto Profilo – oggi si amplia in una logica che integra sviluppo internazionale, customer experience e processi data-driven.

Rizzotto parla di approccio Customer First, in cui ogni processo che ha un impatto sul cliente viene mappato e misurato: relazione commerciale, post vendita, servizio, formazione, qualità dell’esperienza.

«Siamo maniaci della soddisfazione del cliente», dice.

Una visione che si intreccia con digitalizzazione e intelligenza artificiale, utilizzata non come sostituzione della competenza, ma come leva per aumentarne il valore e rafforzare la qualità della relazione.

La consulenza come garante della continuità

Forse il punto più interessante emerso dall’intervista è proprio questo: la consulenza non come semplice supporto esterno, ma come funzione di equilibrio.

Equilibrio tra soci e generazioni.
Tra performance e persone.
Tra velocità decisionale e solidità organizzativa.

Ed è forse qui che si ridefinisce il valore della consulenza manageriale contemporanea: non più soltanto risolvere problemi impellenti, ma aiutare le imprese a governare la complessità giorno dopo giorno.

Perché in un contesto segnato da instabilità e istantaneità non è solo la crescita a fare la differenza, ma la capacità di mantenerla sostenibile.

In questo senso il consulente non è più soltanto chi aiuta a crescere, ma chi contribuisce a far sì che la crescita sia assistita, graduale e condivisa, affinchè non perda equilibrio. Ed è qui che oggi si misura il vero valore della consulenza strategica.

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