PNRR, quali opportunità per le imprese che vogliono innovare?

27/07/2021

La più grande scommessa sul futuro dell’Italia da molti anni a questa parte

Marcello Marzano

191,5 miliardi di euro di investimenti.

È questa la cifra contenuta nel testo finale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il documento che, proposto il 15 gennaio 2021 dal Governo Conte II, ha risentito delle vicende legate alla crisi di Governo e ha visto la luce solo il 25 aprile 2021 quando è stato trasmesso al Parlamento dal Governo Draghi.

Il totale degli investimenti previsti per gli interventi contenuti nel Piano arrivano a 222,1 miliardi di euro (circa 30,6 miliardi sono di risorse nazionali), a cui si aggiungono 13 miliardi di fondi europei aggiuntivi, destinati all’Italia attraverso il React EU, di cui il nostro paese è il maggiore beneficiario. Circa il 27% delle risorse è dedicato alla digitalizzazione, il 40% agli investimenti per il contrasto al cambiamento climatico e più del 10% alla coesione sociale.

Grafico a torta della ripartizione degli investimenti previsti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Illustrazione delle 6 missioni del Piano

Illustrazione delle 5 linee di investimento

Le tematiche inerenti il mondo dell’innovazione sono trattate nella componente del piano denominata “Digitalizzazione, innovazione e competitività nel sistema produttivo”. Obiettivo specifico di questa componente è rafforzare la competitività del sistema produttivo facendo crescere il tasso di digitalizzazione, innovazione tecnologica e internazionalizzazione, attraverso una serie di interventi tra loro complementari. In particolare gli investimenti più aderenti alle tematiche dell’innovazione nel settore industriale sono sicuramente i primi due. Per quanto riguarda il piano “Transizione 4.0”, si prevedono misure di incentivazione fiscale tese ad aumentare la produttività, la competitività e la sostenibilità delle imprese italiane.

Il Piano intende agire dal lato dell’offerta, attraverso il potenziamento della ricerca di base e applicata e la promozione del trasferimento tecnologico, attuando sinergie con interventi dedicati a ricerca applicata, innovazione e collaborazione ricerca-impresa.  Ma il Piano non tralascia il lato della domanda, in quanto gli incentivi fiscali inclusi sono disegnati allo scopo di promuovere la trasformazione digitale dei processi produttivi e l’investimento in beni immateriali nella fase di ripresa post pandemica.

Il Piano costituisce una ovvia prosecuzione del precedente “Industria 4.0” introdotto nel 2017, ma cerca di limitare parzialmente l’incertezza derivante dal quadro macroeconomico post-COVID innovandolo in particolare su tre aspetti:

  • ampliamento dell’ambito di imprese potenzialmente beneficiarie dei finanziamenti, grazie alla sostituzione dell’iper-ammortamento (che per sua natura costituisce un beneficio per le sole imprese con base imponibile positiva) con appositi crediti fiscali di entità variabile a seconda dell’ammontare dell’investimento;
  • riconoscimento del credito non più su un orizzonte annuale, dando così alle imprese un quadro più stabile per la programmazione dei propri investimenti almeno biennale;
  • estensione degli investimenti immateriali agevolabili e l’aumento delle percentuali di credito e dell’ammontare massimo di investimenti incentivati.

La misura agirà sostanzialmente riconoscendo tre tipologie di crediti d’imposta a valere su:

  • investimenti in beni capitali;
  • investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione;
  • investimenti in attività di formazione alla digitalizzazione e di sviluppo delle relative competenze.

Per quanto riguarda gli “Investimenti ad alto contenuto tecnologico”, questi mirano a sostenere e rafforzare il settore manifatturiero accrescendo il grado di innovazione e modernizzazione del settore. Questa linea di intervento prevede contributi per sostenere gli investimenti in macchinari, impianti e attrezzature per produzioni di avanguardia tecnologica, ed è complementare alle misure “Transizione 4.0” appena descritte. L’importo dei contributi sarà pari al 40% dell’ammontare complessivo delle spese ammesse.

Appare ovvio che le risorse a disposizione rappresentano un’opportunità che potrà rappresentare per l’Italia una svolta decisiva verso l’innovazione industriale. Compito delle imprese sarà riuscire a pianificare bene i propri investimenti per massimizzare il più possibile i benefici.

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