Nasce Develawpers, la Community per giuristi programmatori

Da sempre interessati alla programmazione, attraverso la creazione della Community Develawpers, Simone Cedrola, Giacomo Bertelli e Giulio Messori si sono da subito posti l’obiettivo di rispondere ad alcuni fondamentali quesiti del settore della programmazione nel mondo della professione legale.

Qual è la reale portata della programmazione nel mondo della professione legale? Esistono casi d’uso pratici?

“La programmazione rientra a pieno titolo tra tali strumenti e può consentire al giurista di adottare soluzioni immediatamente operative ed efficaci” spiega Bertelli.

Un un vero e proprio valore aggiunto e un’opportunità, insomma, soprattutto per i giovani giuristi che vogliono usufruire di strumenti innovativi in grado di valorizzare la creatività e la logica. 

La community di Develawpers conduce una vera e propria raccolta di esempi pratici dedicati all’automazione e alla programmazione nel mondo legale, una ‘Open Coding Lybrary for Lawyers’. Una serie di coding tricks messi a disposizione dai giuristi programmatori con la collaborazione di Biagio Distefano, Tech Expert di Develawpers e Dottorando in Law, Science and Technology, disponibili per lo più in linguaggio Python.

Spinti quindi dall’interesse nel condividere le loro creazioni con la community, con il fine di incoraggiare la condivisione e l’adozione del codice nella professione legale, nasce un progetto aperto a cui tutti possono prendere parte come Develaw-peers, contribuendo alla crescita della community stessa. 

Scopo principale di Develawpers: colmare il vuoto di casi pratici esistenti tra diritto e programmazione.

“Guardandoci attorno, ci siamo accorti che non esistevano vere e proprie repositories dedicate alla raccolta ed applicazione di casi di coding nel diritto” dice Messori. “Oltretutto, è un tema di forma mentis. Le associazioni mentali necessarie per apprendere il diritto  – continua il giurista – non sono diverse dai cicli ‘for’ e ‘if…else’ dei più comuni linguaggi di programmazione.”

La tecnologia non deve essere percepita come una minaccia per la professione legale, bensì uno strumento di ausilio che possa permettere di automatizzare alcuni procedimenti e concentrare le proprie energie e risorse nello sviluppo di progetti più complessi.

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