L’innovazione come antidoto alla crisi

07/01/2021

Come stanno reagendo e reagiranno le imprese al COVID-19

Marcello Marzano

Il COVID-19 è stato quello che si definisce un cigno nero. La scoperta tardiva di questa specie e la sua rarità lo hanno reso il protagonista ideale di una metafora che col tempo è sfociata in una teoria filosofica andando ad intendere un evento raro, imprevedibile e inaspettato. Più di un analista ha infatti definito così la pandemia: un cigno nero, una crisi senza precedenti per intensità novità e durata.

Negli ultimi anni è aumentato l’utilizzo del termine VUCA, acronimo di Volatility, Uncertainty, Com- plexity and Ambiguity, (traducibili in italiano con Volatilità, Incertezza, Complessità e Ambiguità) per indicare un ambiente incontrollabile, a complessità crescente. Condizioni che la pandemia ha notevolmente esaltato negli ultimi mesi. E in questa incertezza, anche i migliori analisti trovano difficile qualsivoglia esercizio di previsione.

Tra i soggetti che hanno tentato di effettuare delle previsioni vi è Cerved, uno dei principali player del settore nell’analisi degli scenari economici.

L’istituto ha recentemente strutturato un’analisi basata sull’andamento del fatturato e sui riflessi sul rischio di default delle imprese. La ricerca è stata applicata all’universo di società di capitale che hanno depositato un bilancio valido nel 2018: oltre 700 mila stando ai dati di Unioncamere.

Le imprese oggetto dell’analisi di Cerved occupavano a fine 2019 circa 10 milioni di lavoratori, che corrispondevano a circa il 40% degli occupati italiani, l’analisi è stata effettuata in maniera molto approfondita indagando anche aspetti riguardanti la forza lavoro e il capitale sociale.

Tra le assunzioni di base utilizzate per l’analisi c’è stata la valutazione di due scenari, uno definito come “base” che contemplava una caduta del PIL (prodotto interno lordo) pari al 9,7% nel 2020 a cui farebbe seguito una ripresa nel 2021 pari al 5,2% ed uno scenario pessimistico che contemplava un secondo lockdown nell’ultima parte del 2020 che avrebbe comportato una riduzione più marcato del PIL pari al 12%.

Lo scenario base è molto vicino anche a quanto predetto da Istat e pubblicato in un report a di- cembre: in linea con i principali partner europei, per l’Italia si prevede una contrazione del PIL nel 2020 pari al -8,9% e una ripresa parziale nel 2021 pari al 4,0%.

Cosa porterebbe a questa nuova crescita?

Analizzando quanto emerge dal rapporto Cerved dal punto di vista settoriale, seppur in un contesto generalizzato di forte contrazione dei fatturati, gli impatti sono molto diversificati nell’economia.
Secondo l’istituto di analisi sono 10 settori che aiuteranno il paese nella ripresa:

+35% Commerciale Online

+17% Fabbricazione di dispositivi per la respirazione artificiale

+12% Attrezzatura e articoli di vestiario protettivi di sicurezza

+11% Tessuti e non tessuti e altri tessili tecnici industriali

+10% Supermercati, minimarket e discount

+10% Specialità farmaceutiche

+10% Fabbricazione di vetro per laboratori, farmacie e ad uso igienico

+10% Fabbricazione di casse funebri

+7% Materie prime farmaceutiche

+7% Commercio al dettaglio di prodotti surgelati

La pandemia ha colpito molto severamente alcuni settori, ma altri, soprattutto quelli digitali, sono stati premiati, venendo fuori irrobustiti. Le aziende tecnologiche in questi mesi hanno aumentato i propri fatturati, se volessimo fare degli esempi potremmo pensare che, mentre i cinema erano chiusi, le piattaforme di streaming aumentavano i propri ricavi, spingendo così molti cinema a trasmette- re sul web i film in cartellone.

Altro esempio forse molto più vicino alla realtà che noi tutti conosciamo sono i ristoranti che non sono stati in grado di organizzare le consegne on line, surclassati da quelli che si sono organizzati per ordinazioni e consegne online, grazie alle quali hanno anche acquisito nuovi clienti. Il protrarsi della situazione legata all’emergenza Coronavirus avrà un effetto dirompente e lascerà sul campo solo chi sarà stato in grado di creare e implementare nuovi modelli operativi in cui non si potrà prescindere dal ruolo che le tecnologie 4.0 avranno.

In tale contesto, infatti, un ruolo fonda- mentale lo giocherà la digitalizzazione del business che permetterà di garanti- re continuità operativa e di non perdere clientela. L’effetto maggiore di questa crisi è stato proprio rendere alcune aziende consapevoli che l’innovazione digitale poteva renderle più resistenti e resilienti, e di conseguenza più in grado di adattarsi velocemente ai cambiamenti. Una delle cose che il periodo di lockdown ha portato, per alcuni settori, è stato un cambio di abitudini facendo aumentare la fiducia nel mondo digitale dando a tutti i soggetti che erano più pronti a sfruttare gli acquisti a distanza, con pagamenti digitali, la capacità di instradare il proprio business su canali sempre più digital, questa sarà una delle chiavi di volta per determinare quali settori usciranno meglio dalla crisi.

La crisi Covid ha fatto emergere la debolezza del nostro sistema economico, e nei prossimi mesi emergeranno quelle imprese che saranno in grado di resettarsi ponendo le basi per essere più resilienti e sostenibili e innovative. Nell’identikit appena tratteggiato si possono sicura- mente trovare le startup che possono giocare un ruolo importante per il rilancio dell’economia perché hanno la capacità di generare velocemente posti di lavoro ma dovranno farlo anche le grandi aziende dedite all’open innovation.

La ripresa pare quindi trasversale a vari settori, purché le aziende che ne fanno parte siano propense ad innovare. Basta pensare che gli Osservatori Startup Intelligence e Digital Transformation della School of Management del Politecnico di Milano evidenziano come il 30% delle startup abbia cambiato il proprio modello di business “principalmente per rispondere ad un nuovo bisogno di mercato (il 72% di queste), per creare nuove fonti di ricavo (44%) o aumentare la propria legittimità con iniziative di impatto sociale e ambientale (34%), solo nel 13% dei casi per pura sopravvivenza”.

Sempre Osservatori Startup Intelligence e Digital Transformation segnalano che “nel corso del 2020 la pandemia ha co- stretto a rivedere i budget per l’ICT ri- spetto a quanto pianificato in circa metà delle grandi imprese; il 23% l’ha rivisto in aumento, il 24% in diminuzione.”

Le conclusioni che si possono trarre sono che, sicuramente, a distinguere le imprese che saranno ancora qui tra dieci anni sarà anche e soprattutto la capacità di ripensarsi per adattarsi ai nuovi scenari.

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