I modelli collaborativi dell’innovazione

17/07/2020

I nuovi spazi di lavoro condivisi ed aperti possono stimolare la creatività dei lavoratori e creare nuovi paradigmi di interazione tra le organizzazioni e la società, dando vita ad una comunità con valori ed identità condivisi.

Leonello Trivelli

Il mercato del lavoro ha subito negli ultimi anni profonde trasformazioni, in termini di figure professionali ma anche nella concezione dello spazio lavorativo e dell’azienda. Accanto ai freelancer convivono i lavoratori dipendenti in regime di smart working e per entrambe le categorie il luogo di lavoro prediletto rimane la propria abitazione (SOHO, small office, home office). Eppure questa scelta presenta degli svantaggi, come la difficoltà di concentrazione ed una elevata co-pervasività della vita lavorativa e di quella personale, che sono difficili da tenere separate. Inoltre, l’isolamento sociale che deriva dal lavorare in solitudine ha effetti anche sulla creatività, intesa non come estro individuale ma come competenza strutturale posseduta dai lavoratori. E’ evidente, infatti, che creatività e produttività sono il risultato di interazioni sociali con altri soggetti, fatte di scambi di conoscenze, di confronto e di collaborazione, e questo vale sia per il singolo che per le organizzazioni, le quali notoriamente traggono grande beneficio dalla commistione con i diversi attori sociali.

Gli spazi collaborativi come luoghi dell’open innovation

Gli spazi collaborativi e di coworking sono spazi aperti e attrezzati in cui soggetti diversi si ritrovano per svolgere le loro attività lavorative; sono frequentati da freelancer e dipendenti in regime di smart working o di aziende che hanno la loro sede o parte di essa all’interno dello spazio collaborativo, impegnati in settori ad alta densità di innovazione.

Gli spazi di collaborazione sono in genere frutto di progetti di riqualificazione urbana e offrono, oltre a spazi di lavoro condivisi, ristoranti e spazi per attività ricreative, e presentano un alto grado di attenzione all’estetica, risultando gradevoli allo sguardo e dando dignità al tessuto urbano circostante.

Solitamente gli spazi di coworking sono separati fisicamente dal resto, e sono strutturati in sale di lavoro grandi e luminose, sale riunioni, angoli relax e luoghi dedicati alla preparazione e alla consumazione dei pasti. Un altro elemento caratterizzante gli spazi collaborativi è la presenza di vaste aree verdi tutt’intorno, che aumentano la percezione di apertura e ariosità.

Finora abbiamo parlato degli spazi collaborativi dal punto di vista dei lavoratori, ma che benefici portano alle aziende che li occupano? Il Professor Montanari, docente di Organizzazione Aziendale presso l’università di Modena e Reggio Emilia, ci ha parlato dei vantaggi che le organizzazioni possono trarre dall’adozione di nuovi modelli collaborativi.

“Adottare un approccio aperto, anche in termini di accesso a spazi interni all’azienda, permette alla stessa di inserirsi in comunità e pratiche che possono portare nuove idee ed opportunità, basti pensare alle innovazioni tecnologiche ideate e realizzate nei laboratori universitari e le loro applicazioni industriali. Inoltre, la condivisione di spazi da parte di soggetti diversi, con obiettivi, mansioni e competenze diverse, stimola la collaborazione e la comunicazione, dando vita ad uno scambio molto fruttuoso per le aziende, che possono far fruttare le idee che ne derivano.”

Le PMI, che non hanno le possibilità finanziarie delle grandi aziende, possono risultare importanti a livello di sistema; è notorio che le aziende non si trovano mai isolate dal contesto, ma operano spesso in distretti in cui sono presenti altre realtà aziendali, enti pubblici e istituti di formazione. La collaborazione tra questi attori può arricchire il territorio in cui si trovano o il settore in cui operano, e le aziende potrebbero trarre vantaggio dallo scambio con altre organizzazioni.

Perché la contaminazione sia efficiente e produttiva, però, c’è bisogno di motivare le persone, sia i dipendenti, che devono percepire il reale beneficio traibile da questo modello, che gli altri attori coinvolti, che devono potersi identificare in un modello di comunità; a tal fine è necessario che l’azienda si apra verso l’esterno, condividendo informazioni e know how, in un’ottica di inbound/outbound innovation, in cui tutte le realtà coinvolte traggono beneficio dallo scambio garantendo reciprocità e costruendo relazioni.

Investire su formule organizzative innovative, quindi, può rappresentare un indubbio vantaggio per le organizzazioni, a patto che queste siano pronte a rivedere anche i paradigmi che le governano, aprendosi a modelli diversi ma indubbiamente vincenti di organizzazione aziendale.

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