Cyber Ladies in rete per la parità di genere

Women for Security, una community per superare il gender gap

Martina Miliani

Intervista a Cinzia Ercolano, Founder Women For Security

 

“Uno spazio di condivisione che coinvolge le professioniste italiane della cybersecurity con la voglia di fare networking”. Cinzia Ercolano, nel settore della cybersecurity da 15 anni, definisce così la community di professioniste da lei fondata, Women for Security. Di donne nel suo percorso Cinzia Ercolano ne ha incontrate tante: “donne straordinarie, che dimostrano continuamente il valore della loro preparazione, delle competenze, abbinate a pragmaticità e capacità di analisi”. Eppure quello della sicurezza informatica resta “un settore ancora prevalentemente maschile”. Non parliamo di meritocrazia, ma di “una  questione culturale – spiega Ercolano -, con retaggi storici lunghi e complessi”.

 

Qual è la presenza delle donne nel settore della cybersecurity in Europa e in Italia? 

È purtroppo ancora forte la mancanza di rappresentanza femminile all’interno del settore: i dati rilevati da una ricerca di Women in Cybersecurity evidenziano che le donne che operano nell’ambito cyber security a livello europeo sono solo il 7%.

In Italia non esistono dati ufficiali sulla presenza femminile nel settore cybersecurity, motivo per cui abbiamo istituito il tavolo di lavoro Italian Cyber Ladies Lab (ICLL), un laboratorio permanente per che ci consentirà di individuare quante professioniste operano oggi nel mondo della cybersecurity in Italia, identificando obiettivi e priorità per diffondere la cultura della cybersecurity anche verso le fasce più giovani della popolazione. A questo scopo stiamo diffondendo una survey dedicata a raccogliere proprio questi dati.

Anche in questo settore c’è una certa differenza di retribuzione tra uomini e donne?

Gli stipendi di uomini e donne non sono assolutamente equiparabili. La ricerca Cybersecurity Workforce Study, condotta da  (ISC)² – un’organizzazione senza scopo di lucro specializzata in formazione e certificazioni per i professionisti della sicurezza informatica – nel 2019 ha evidenziato come in media le donne in questo settore hanno uno uno stipendio inferiore del 21% rispetto ai colleghi uomini. 

Perché secondo lei? È una questione meritocratica? 

Si tratta di una disparità che le donne affrontano in tutti i settori. La questione è culturale, con retaggi storici lunghi e complessi. Bisogna continuare a puntare sul ‘role modeling’ di altre donne per dimostrare che una donna può svolgere il proprio lavoro nella cyber security al pari di un uomo e condividere esperienze positive e di successo. Perseveranza, coesione e unione fanno la forza. Poiché esistono tante realtà che fanno un ottimo lavoro in questo senso, sia a livello italiano che europeo, è necessario collaborare fra community e associazioni ed unire ulteriormente le forze.

Come ha impattato la pandemia sul lavoro delle donne interne alle discipline tecnico-scientifiche?

I dati Istat del 2020 hanno dimostrato come, durante il lockdown, il genere femminile sia stato quello più penalizzato all’interno del mondo del lavoro.
Ci auguriamo che la nuova consapevolezza sulle opportunità dello smart working, che fino al 2020 era una modalità sconosciuta alla maggioranza delle aziende italiane, aiuti le realtà imprenditoriali a colmare la differenza di genere e a realizzare un ambiente di lavoro inclusivo.  

Qual è l’attività secondo lei fondamentale per aumentare la partecipazione femminile nelle discipline tecnico-scientifiche?

È necessario innanzitutto intervenire a livello scolastico, in particolare a livello universitario contribuendo con giornate formative di orientamento per far capire sbocchi professionali e nuove professionalità che evolvono con l’evoluzione tecnologica e digitale.

Quali sono le professionalità interne a Women for Security? 

Le nostre cyber ladies ricoprono ruoli che vanno da profili Chief Information Officer (CIO), Chief Information Security Officer  (CISO), marketing e sales, a profili più tecnici, fino a includere chi si occupa di comunicazione ed eventi per il mondo della sicurezza informatica.

Quanto è cresciuta la community dalla sua fondazione? 

Women for Security è uno spazio di condivisione attivo già da qualche anno, e che è arrivato alla sua costituzione ufficiale nel 2020, anche con il sostegno di Clusit (Associazione per la sicurezza Informatica in Italia). Nel primo anno di attività abbiamo avuto 70 adesioni, contiamo di raddoppiare entro la fine del 2021.

Quali sono i progetti futuri di Women for Security?

 

Nel 2022 proseguiremo con attività di formazione e aggiornamento per lo sviluppo professionale e personale delle nostre cyber ladies e con le nostre attività di sensibilizzazione sui temi di attualità, soprattutto rivolte alle giovani generazioni. Nel 2021 abbiamo istituito due tavoli di lavoro: uno è legato all’awareness sul Revenge Porn e l’altro è l’Italian Cyber Ladies Lab, è un laboratorio permanente per il monitoraggio delle cyber professioniste in Italia.

Competenze, Condivisione e Crescita sono i valori su cui si fonda Women for Security e che caratterizzeranno anche tutte le nostre prossime iniziative.

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